Piove.
E’ domenica pomeriggio, e piove. Piove irrimediabilmente.
Non è esattamente come nel pineto di D’Annunzio, l’umidità
mi ostruisce i pori della pelle e mi si appiccica al cervello.
Non riesco nemmeno a capire che ore possano essere, è da
stamani che il cielo è coperto da spesse cortine grigie. Sbircio il timer del
pc sulla barra delle applicazioni: 14.28.
Gesù.
Il tempo passa lento come un ottuagenaria che viaggia su una
Graziella senza cambio.
Mi ritrovo, dopo sette anni di convivenza, sola. Sola contro
l’ennuie domenicale, il male di vivere degli scapoli. Almeno avessi un gatto.
Mi dicono che sono una roccia per come sto affrontando tutto
questo; come no. Guardate bene, avvicinatevi. Vedrete quante crepe sulla
superficie di granito.
Appena ho scoperto che Gianluca se la faceva con le sue
alunne ( tutte rigorosamente sotto i 17), ho provato l'accecante desiderio di
cancellarlo, disinfettare la mia vita dalle sue impronte sudice di sperma,
espellerlo dai miei giorni.
Ero fuori di me; mi sentivo altrettanto sporca solo per
avergli concesso di toccarmi e bere dal mio stesso bicchiere. Volevo depurarmi.
E il senso metaforico non bastava; averlo allontanato,
costringendolo a riprendersi tutti i suoi merdosi regali e le foto e lettere e
tutto quanto, non bastava. Era dentro che mi sentivo il fango. Il disagio mi ha
spinto ad entrare in farmacia e comprare due confezioni di lassativi.
Lassativi; semplice, no? Se devi espellere, è quello che ci
vuole.
Aspetto che facciano effetto con una sorta di ansiosa
euforia, mi sono persino abituata ai crampi all'intestino; e dopo quella beata
sensazione di svuotamento. La dolce illusione che dalla tabula rasa si possa
ripartire di nuovo.
Ovvio che ci siano effetti collaterali; ma chi beve solo
acqua ha qualcosa da nascondere. Non ho un'opinione così alta della razza umana
da credere che si possa vivere senza vizi. Che sia vodka, hashish o purgante.
Se funziona? Sul momento mi sento onnipotente: ho indotto il
mio corpo a svuotarsi dalle scorie, l'ho piegato alla mia volontà. C'è un che
di ascetico che rende un po' più dignitosa la faccenda: le escrezioni non sono
solo del corpo, ma anche dello spirito. Sto come procedendo attraverso un
percorso al termine del quale sarò di nuovo pura.
Ma non dura molto. E' una vittoria di nebbia, e l'unico
bottino è un ventre perfettamente piatto.
Non so in che modo scuotere questo encefalogramma piatto.
Intanto le goccioline continuano a tamburellare sui vetri; dalle finestre
semiaperte entra l'odore di asfalto ed erba bagnati.
Sbatto le palpebre; sono davanti alla home page di Facebook
da quaranta patetici minuti. Osservo comparire lentamente gli aggiornamenti di
stato dei miei contatti. “Giulia Peluso: voglio il soleeeeeeeee! 23 minuti fa”.
La batteria del portatile ronza. Gente entra ed esce dalla
chat. “ Voglio il soleeeeeeeeeeeeee! 31 minuti fa”.
Ho la nausea. Le mille “e” di sole sono irritanti, mi danno
il prurito, sono ottuse e insensate come questa farsa mediocre che ha la
pretesa di chiamarsi “domenica”.
Chiudo il computer. La settimana scorsa sono stata al
piccolo centro commerciale della zona; mi sono fermata al bar senza avere
particolarmente fame o sete. Ho dato un'occhiata al bancone; dietro la teca
trasparente languivano brioches mosce, un paio di pizzette incolori,un panino
solitario e focacce visibilmente indurite. Avanzi, scarti, relitti spiaggiati a
riva. Come me. Sarebbe bastato quel quadretto a deprimermi. Invece sono andata
fino in fondo, e ho vagato per i reparti del supermercato senza comprare nulla,
ho fatto finta di dare un ‘occhiata alla vetrina del negozio di scarpe e borse
e, in edicola, il giornalaio mi ha regalato l’ultima copia del quotidiano.
Ed eccomi qua, una settimana dopo, incapace di spostarmi dal
divano, con una felpa macchiata di smalto e sugo a vegetare di fronte al social
network per eccellenza; uno spettacolo davvero edificante. Fossi almeno
Bukowski, tracannerei qualche birra, andrei in bagno a masturbarmi e poi mi
metterei alla macchina da scrivere per tirare fuori qualche racconto sordido e
caustico. (E comunque dubito che Charles si sarebbe iscritto a Facebook).
Potrei almeno uscire. Sarebbe già qualcosa. E il televisore
la smetterebbe di fissarmi minaccioso, in tutta la sua concretezza grigiofumo,
lo schermo spento che riflette la mia immagine. La domenica alla televisione
l’umanità si rivela nei suoi aspetti più abietti e riversa in onda il peggior
pattume concepito e prodotto dai cugini evoluti della scimmia. Dovrebbero
consigliarlo anche i dottori:- Mangi tanta frutta e verdura, eviti grassi e
fritti, mezz’ora di attività fisica al giorno e niente TV la domenica. Si fidi,
si sentirà rinascere!-
Insomma, se io ora uscissi di casa e fossi in una squallida
commedia americana, incontrerei senz’altro un aitante giovanotto senza ombrello
e gli offrirei riparo sotto il mio; oppure in un negozio di dischi tutti e due
adocchieremmo l’ultima copia di una rarità, ci guarderemmo sorridendo
timidamente ed entrambi insisteremmo perché sia l’altro a comprarlo. Galeotto
fu l’ombrello, o il cd, insomma. (Gesù; ma questi registi hanno ancora la
presunzione di credere che il pubblico dai 13 in su si emozioni davvero per
questa roba?).
Credo che andrò al cinema; la domenica al “Roma” danno
sempre film d’autore. Se sono fortunata, oggi magari c’è Woody Allen in
programmazione. Ne avrei davvero bisogno: cinismo e satira in dolby surround. Bukowski
approverebbe senz’altro.
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