sabato 15 settembre 2012

PIOVE SULLA DOMENICA




Piove.
E’ domenica pomeriggio, e piove. Piove irrimediabilmente.
Non è esattamente come nel pineto di D’Annunzio, l’umidità mi ostruisce i pori della pelle e mi si appiccica al cervello.
Non riesco nemmeno a capire che ore possano essere, è da stamani che il cielo è coperto da spesse cortine grigie. Sbircio il timer del pc sulla barra delle applicazioni: 14.28.
Gesù.
Il tempo passa lento come un ottuagenaria che viaggia su una Graziella senza cambio.
Mi ritrovo, dopo sette anni di convivenza, sola. Sola contro l’ennuie domenicale, il male di vivere degli scapoli. Almeno avessi un gatto.
Mi dicono che sono una roccia per come sto affrontando tutto questo; come no. Guardate bene, avvicinatevi. Vedrete quante crepe sulla superficie di granito.
Appena ho scoperto che Gianluca se la faceva con le sue alunne ( tutte rigorosamente sotto i 17), ho provato l'accecante desiderio di cancellarlo, disinfettare la mia vita dalle sue impronte sudice di sperma, espellerlo dai miei giorni.
Ero fuori di me; mi sentivo altrettanto sporca solo per avergli concesso di toccarmi e bere dal mio stesso bicchiere. Volevo depurarmi.
E il senso metaforico non bastava; averlo allontanato, costringendolo a riprendersi tutti i suoi merdosi regali e le foto e lettere e tutto quanto, non bastava. Era dentro che mi sentivo il fango. Il disagio mi ha spinto ad entrare in farmacia e comprare due confezioni di lassativi.
Lassativi; semplice, no? Se devi espellere, è quello che ci vuole.
Aspetto che facciano effetto con una sorta di ansiosa euforia, mi sono persino abituata ai crampi all'intestino; e dopo quella beata sensazione di svuotamento. La dolce illusione che dalla tabula rasa si possa ripartire di nuovo.
Ovvio che ci siano effetti collaterali; ma chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere. Non ho un'opinione così alta della razza umana da credere che si possa vivere senza vizi. Che sia vodka, hashish o purgante.
Se funziona? Sul momento mi sento onnipotente: ho indotto il mio corpo a svuotarsi dalle scorie, l'ho piegato alla mia volontà. C'è un che di ascetico che rende un po' più dignitosa la faccenda: le escrezioni non sono solo del corpo, ma anche dello spirito. Sto come procedendo attraverso un percorso al termine del quale sarò di nuovo pura.
Ma non dura molto. E' una vittoria di nebbia, e l'unico bottino è un ventre perfettamente piatto.
Non so in che modo scuotere questo encefalogramma piatto. Intanto le goccioline continuano a tamburellare sui vetri; dalle finestre semiaperte entra l'odore di asfalto ed erba bagnati.
Sbatto le palpebre; sono davanti alla home page di Facebook da quaranta patetici minuti. Osservo comparire lentamente gli aggiornamenti di stato dei miei contatti. “Giulia Peluso: voglio il soleeeeeeeee! 23 minuti fa”.
La batteria del portatile ronza. Gente entra ed esce dalla chat. “ Voglio il soleeeeeeeeeeeeee! 31 minuti fa”.
Ho la nausea. Le mille “e” di sole sono irritanti, mi danno il prurito, sono ottuse e insensate come questa farsa mediocre che ha la pretesa di chiamarsi “domenica”.
Chiudo il computer. La settimana scorsa sono stata al piccolo centro commerciale della zona; mi sono fermata al bar senza avere particolarmente fame o sete. Ho dato un'occhiata al bancone; dietro la teca trasparente languivano brioches mosce, un paio di pizzette incolori,un panino solitario e focacce visibilmente indurite. Avanzi, scarti, relitti spiaggiati a riva. Come me. Sarebbe bastato quel quadretto a deprimermi. Invece sono andata fino in fondo, e ho vagato per i reparti del supermercato senza comprare nulla, ho fatto finta di dare un ‘occhiata alla vetrina del negozio di scarpe e borse e, in edicola, il giornalaio mi ha regalato l’ultima copia del quotidiano.
Ed eccomi qua, una settimana dopo, incapace di spostarmi dal divano, con una felpa macchiata di smalto e sugo a vegetare di fronte al social network per eccellenza; uno spettacolo davvero edificante. Fossi almeno Bukowski, tracannerei qualche birra, andrei in bagno a masturbarmi e poi mi metterei alla macchina da scrivere per tirare fuori qualche racconto sordido e caustico. (E comunque dubito che Charles si sarebbe iscritto a Facebook).
Potrei almeno uscire. Sarebbe già qualcosa. E il televisore la smetterebbe di fissarmi minaccioso, in tutta la sua concretezza grigiofumo, lo schermo spento che riflette la mia immagine. La domenica alla televisione l’umanità si rivela nei suoi aspetti più abietti e riversa in onda il peggior pattume concepito e prodotto dai cugini evoluti della scimmia. Dovrebbero consigliarlo anche i dottori:- Mangi tanta frutta e verdura, eviti grassi e fritti, mezz’ora di attività fisica al giorno e niente TV la domenica. Si fidi, si sentirà rinascere!-
Insomma, se io ora uscissi di casa e fossi in una squallida commedia americana, incontrerei senz’altro un aitante giovanotto senza ombrello e gli offrirei riparo sotto il mio; oppure in un negozio di dischi tutti e due adocchieremmo l’ultima copia di una rarità, ci guarderemmo sorridendo timidamente ed entrambi insisteremmo perché sia l’altro a comprarlo. Galeotto fu l’ombrello, o il cd, insomma. (Gesù; ma questi registi hanno ancora la presunzione di credere che il pubblico dai 13 in su si emozioni davvero per questa roba?).
Credo che andrò al cinema; la domenica al “Roma” danno sempre film d’autore. Se sono fortunata, oggi magari c’è Woody Allen in programmazione. Ne avrei davvero bisogno: cinismo e satira in dolby surround. Bukowski approverebbe senz’altro.

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