C'era una volta un uomo che ha vissuto la sua vita guardando
il mondo da un barattolo di vetro.
Era curioso, gli piaceva osservare i suoi simili. Li trovava
uno spettacolo quanto mai imprevedibile e appassionante, eppure aveva paura ad
avvicinarvisi troppo; è come quando si sta davanti al caminetto acceso a
fissare le fiamme danzanti, ma ad una certa distanza per non finire scottati.
Quindi, per proteggersi, decise di infilarsi in un barattolo dopo aver
opportunamente provveduto a praticare forellini sul coperchio per far entrare
aria.
Ogni tanto s'appostava sotto una panchina e guardava il via
vai di gambe e zampe e ruote; e basandosi sulla sola osservazione delle scarpe,
tentava di schizzare il ritratto del proprietario. Tirava fuori profili
psicologici da mocassini, anfibi, sandali, zoccoletti, scarpe di vernice lucida
o di camoscio o di tela, tacchi a spillo, zeppe.
Altre volte, quando si sentiva particolarmente generoso
verso sé stesso, se ne andava al ristorante; non era tanto il cibo ad
interessarlo ( anche se non disdegnava la buona cucina) quanto l'atmosfera di
convivialità che vi si respirava. Al tavolo lungo in fondo alla sala, per
esempio, c'era una comitiva numerosa, presumibilmente una cena di famiglia cui
prendevano parte almeno tre generazioni. Un anziano pasciuto abbrancava con la
forchetta grovigli di fettuccine grondanti di sugo, pulendosi le labbra unte
dopo ogni ingordo boccone; due vecchiette si gingillavano con i loro fili di
perle e conversavano fitto fitto. A uno dei commensali che voleva versar loro
da bere risposero di no scuotendo l'indice per aria con gran foga e
un'espressione esageratamente contrita. L'anziano invece si fece servire il
rosso più volte, trincando con evidente soddisfazione.
Le due signore invece tornarono ai loro discorsi, e c'era da
star sicuri che si erano lanciate ad elencare pietanze e bevande proibite (il
colesterolo, la pressione alta, lo stomaco che non funziona più...), in una
tacita sfida a chi avesse accumulato più malanni.
Per lui era come stare al cinematografo in prima fila; e un
altro punto di agglomerazione che era un ghiotto spettacolo erano i mercatini.
Quella domenica pomeriggio nella piazza principale c'era il mercato
dell'antiquariato: nonni e bisnonni si svuotano le tasche sulle bancarelle.
Specchi fumé, ottone e rame, monete antiche, porcellane (
tazzine da tè, zuppiere, piatti), ninnoli e soprammobili sbreccati e polverosi:
sembrava di stare in una litografia dell'Ottocento. Si fermò ad osservare uno
stand di vecchi giocattoli. C'erano spade e scudi di legno, bambole con labbra
di fragola e ciglia lunghissime, soldatini, pentole in miniatura. E, tra un cavallo
a dondolo e un gattino di pezza, un carillon che emetteva una melodia
strozzata. Il venditore se ne accorse, lo afferrò e si premurò di dargli la
carica ben bene. Ora il bauletto tintinnava dolcemente e canticchiava note
argentine; e sopra la cassa musicale era montato un disco rotante su cui – come
aveva potuto non notarlo subito?-
danzava una creatura sublime. Era cigno e farfalla, tulipano e schiuma di mare;
il suo corpo era armonia rivestita di tulle evanescente, capelli corvini
raccolti e adornati da una corona di gigli bianchi, polsi flessuosi.
Di tutte le migliaia di cose che aveva veduto, di tutte le
scene e scenette cui era stato partecipe, di tutti gli individui che erano
passati nel suo campo visivo, lei riassumeva in sé e trascendeva tutto
quanto.
Rimase a fissarla intensamente per alcuni minuti poi,
vergognandosi della propria sfacciataggine, si affrettò a passare oltre. Fece
qualche giretto lì attorno a casaccio, inseguendo il bruciante desiderio di
tornare da lei. Finse di passare di nuovo davanti alla bancarella per pura
coincidenza; si fermò qualche banco più in là, poi tornò indietro; era come
calamitato, non era mai stato così avido di qualcosa o di qualcuno. Per la
prima volta, il solo osservare non gli bastava più. Doveva impossessarsi di
lei, impadronirsene, possederla. La luce tenue aggiungeva pennellate di
bellezza a quella figura eterea e flessuosa. Era intimidito da tanta grazia. Si
gingillò ancora per una buona mezz’ora, vagolando tra i banchetti vicini senza
ormai guardare più nient’altro e crogiolandosi nell’estasi crescente del
momento in cui lei sarebbe diventata sua...
E quando infine si decise e si avvicinò al banco,
l’inimmaginabile era appena successo: un’elegante signora bionda, con le unghie
laccate e i capelli raccolti in uno chignon, mostrava estasiata all’amica il
suo acquisto nuovo di zecca: il carillon.
Lui rimase sconcertato. Guardava istupidito le donne
allontanarsi, farsi sempre più piccole, mentre il bauletto che custodiva la
ballerina se ne andava con loro.
E lui rimase semplicemente ad osservare ,come aveva fatto
per tutta la vita, le due figure avvolte nei cappotti perdersi nel flusso della
folla e sparire per sempre dal suo campo visivo.
Nessun commento:
Posta un commento